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LA NOSTRA STORIA

Nel Parteolla, zona agricola della Sardegna meridionale a circa venti chilometri a nord-est di Cagliari, la coltivazione dell’olivo ha radici che risalgono a tempi antichissimi.
L’etimologia più diffusa di questo nome, infatti, fa discendere il suo significato direttamente dal latino (Parteolla da Parts Olea) collegando quindi la presenza dell'olivicoltura nella zona già nel periodo della Roma Antica.
La massiccia coltivazione di questa nobilissima pianta è, in ogni caso, continuata fino ai giorni nostri e rimane una delle principali fonti di reddito dell’agricoltura in questa parte della Sardegna.
Il museo è ospitato nelle strutture di pertinenza della villa costruita alla fine del 1600 le cui proprietà  comprendevano anche molti oliveti e quindi fu realizzato anche un frantoio per la lavorazione delle olive.
Nei primi anni del 1900 tutto il complesso fu acquistato dal notaio Francesco Locci (1880-1966) di cui esponiamo una bella immagine a cavallo, il quale intraprese, oltre alla produzione d’olio dai suoi oliveti, anche l’attività di molitura delle olive per conto terzi.
Per la sua professione, nella zona,  era appunto conosciuto come Su Notariu (Il Notaio) e da qui la definizione de Sa mola de su Notariu (Il frantoio del Notaio) rimasta per tanti anni ad identificare il frantoio di famiglia e che oggi dà il nome al museo.
Per oltre quattrocento anni l’attività olearia si è svolta ininterrottamente all’interno dei locali in cui oggi è ospitato il museo fino alla fine degli anni settanta, quando il frantoio è stato trasferito in nuovi locali e dotato di modernissimi macchinari.
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